sabato 28 luglio 2012

IL CREPUSCOLO DEGLI SGHEI (Money get back)



Già da ragazzo attraversare Cornigliano per andare nel centro di Genova significava immergersi in un'atmosfera nebbiosa e dai colori improbabili mentre sotto una cappa di piombo odori marcescenti inondavano l'aria.
La coscienza ambientale era allora ancora addormentata mentre quella operaia si stava definitivamente piegando all'addomesticamento produttivista.
Mezzo secolo dopo, la pedagogia planetaria di un capitalismo altrettanto arrogante che stupido ha prodotto i suoi risultati e i primi che dovrebbero battersi per chiudere le fabbriche in cui si ammalano e fanno ammalare e dove lavorano poco, pagati peggio, difendono invece la continuità del mostro che ne sfrutta le povere vite. Hanno il mutuo da pagare, la famiglia da mantenere e a un primo approccio, come non essere solidali con cotanta tragedia umana?
Poi mi dico che nell'abbondanza inquinata del mostro produttivista a meno di essere totalmente addomesticati, isolati e incapaci di lottare non si può più morire di fame, piuttosto di noia, di cancro e di stress in una vita inquinata e ridotta a spettacolo. Poi mi ricordo quei compagni di avventura dell'Italsider, dell'Ansaldo, delle facoltà di Lettere o di medicina o di altrove già capaci mezzo secolo fa di mettere in discussione il ruolo operaio e il produttivismo in nome di una vita umana degna di questo nome. "Non lavorate mai" si cantava giocando a ping pong nelle fabbriche.
Sacrilegio!
Oltre e contro le ideologie di una sinistra asservita al capitalismo (che importa se liberale o di Stato) come a una seconda natura umana sono emerse le coscienze pratiche di operai e studenti uniti per trasformare un mondo invivibile in una società umana. L'illuminismo di quelle avanguardie di un'aristocrazia operaia e sociale sosteneva un'utopia che il buon senso dei sottomessi si rifiuta ancor oggi d'intendere di fronte al disastro di un paese corrotto e vampirizzato. Eppure quegli elogiatori di una pigrizia solidale con l'emancipazione operaia hanno anticipato di mezzo secolo l'unica prospettiva di salvezza ormai rimasta agli umani: abolizione del modo di produzione capitalista e trasformazione del produttivismo in un'autogestione generalizzata della vita quotidiana che faccia della decrescita piacevole un punto d'inversione della prospettiva sociale. Autocostruzione e produzione funzionale alle esigenze umane e non al mercato e agli Stati canaglia. Fine del profitto in nome dell'economia antiutilitarista.
Il capitalismo stesso sta dimostrando che la civiltà del lavoro salariato è un ancien régime in via d’estinzione e che la salvezza passerà per una reinvenzione del sociale e per la redistribuzione equa delle ricchezze sottratte all'ingordigia senza limiti delle caste dei privilegiati affaristi.
Un secolo d'illuminismo ha preceduto 1789.
Quanto ci resta per arrivare al nodo storico in cui abolire il capitalismo prima dell'estinzione della specie?
Sergio Ghirardi


Caro Jacopo,

Taranto: la diossina e la disoccupazioneuccidono

che lo zelante burocrate addetto alla premoderazione ha deciso di censurare.
Ti invio il riferimento per poterlo leggere e valutare se come credo una tale censura non funzioni gravemente da recupero autoritario di ogni pensiero critico alla logica dominante. La stessa cosa capita spesso ed era già arrivata nel blog della Collevecchio sul tema dell'amore. E guarda caso ogni volta che il mio pensiero critico mette in discussionre il manicheismo su cui funziona l'addomesticamento capitalistico di destra e di sinistra. Spero che come Lei ti attiverai per far riemergere il censurato non tanto perché importante in se, ma perché è importante che il pensiero critico sia messo in grado di riaprire i giochi troppo volgarmente truccati dal conformismo bigotto.
Ho fiducia nella tua onestà intellettuale e se anche questo terribile commento sarà cancellato, ti scriverò direttamente visto che il nostro contatto diretto ha già funzionato in passato. Preferisco però, ovviamente, che questa mia denuncia passi alla luce del sole di un'agora virtuale così importante e così malmenata. 
saluti    Sergio


Seguito delle peripezie di un’agora virtuale in pessima salute

Un terzo mio commento è stato rimosso e dunque censurato. Non l’ho registrato, ma vi denunciavo brevemente e tranquillamente il razzismo e il becerismo insito nel definire radical chic chiunque critichi la retorica operaista.
Intanto i tifosi del masochismo operaio imperversano invece impunemente a cavallo dell’asino dei loro stupidi clichè.
La risposta seguente di un anonimo coglione al mio terzo commento censurato e rimosso(non so come abbia potuto leggerlo e commentarlo, mistero) è stato (e tanto meglio!) pubblicato:
Molto più disgustoso il clichè dell'operaio ignorante, fatto proprio da chi dovrebbe in qualche modo capirli. A meno che non si arrivi a un'amara conclusione, che i clichè (inclusi i radical chic con il cocktail in mano) sono in fondo veri.
Ho chiuso allora, ben conscio del potere miserabile della censura, denunciando il moderatore a se stesso ma risulta evidente che così non si può più continuare: l’agora sta morendo soffocata dalla burocrazia e dall’autoritarismo idiota di moderatori sprovvisti di moderazione.
Mi stupirebbe che questo mio ultimo commento sia messo in circolazione, ma c’è da tener conto che il confusionismo coatto è spesso imprevedibile:

La preignoranza del premoderatore impedisce ogni chiarimento mentre i luoghi comuni circolano liberamente in un'orgia pubblicitaria di retorica operaista e di razzismo piccoloborghese.
Rimuovere, rimuovere che non si sappia nulla di queste indecenti critiche!!!!

THE END