mercoledì 5 marzo 2014

DUE OTTICHE PER LO STESSO MISFATTO SPETTACOLARE E UNA SOLA RISPOSTA:MACHNOVCINA





Ucraina: Obama, Putin e ‘il lato giusto’ della storia

Barack Obama dice che, nella crisi ucraina, Vladimir Putin “è dal lato sbagliato della storia”. Obama – ormai lo sappiamo – è più bravo con le parole che con i fatti: la formula ha impatto, anche se, poi, uno si sofferma a chiedersi quale mai sia il senso giusto della storia e s’interroga su quanto sia difficile coglierlo vivendo la cronaca momento per momento.
E’ un problema per noi, i giornalisti e il pubblico, spesso orientati dall’emotività. Ed è un problema per loro, i presidenti e i leader, quasi sempre guidati dall’interesse, personale – politico, ben s’intende – o nazionale.
Obama, a rafforzare il proprio concetto, accusa la Russia di violare in Ucraina “il diritto internazionale”: è incontrovertibile, com’è incontrovertibile, in questa vicenda, l’illegittimità della destituzione di Yanukovich, presidente democraticamente eletto, e la sua sostituzione. Ma da un po’ di tempo va di moda, qui da noi, avallare il rovesciamento, da parte della piazza, dei risultati delle urne: dopo l’Egitto, l’Ucraina. Eppure, non ci passa neppure per la testa che gli americani, o i francesi, destituiscano i loro presidenti a metà mandato solo perché la loro popolarità scende –come spesso avviene- su livelli bassissimi…
Ma questo è un altro discorso. Torniamo all’Ucraina, alla Crimea, alla Russia e all’Occidente, che parla bene e razzola poco. E’ vero. E che dovrebbe fare? Ricorrere alla forza è escluso: non lo vuole nessuno e, comunque, ci vorrebbe un mandato internazionale che non c’è e non ci sarà mai stante il diritto di veto all’Onu della Russia. Adottare sanzioni è possibile: gli Stati Uniti le minacciano, l’Unione europea potrebbe adottarle giovedì quando ci sarà una riunione straordinaria del Consiglio europeo.
Tutti, però, ci vanno cauti, specie gli europei: se le sanzioni sono economiche, c’è il rischio di farsi più male di quanto se ne procuri, con la dipendenza energetica dalle forniture russe; se, invece, sono diplomatiche, lasciano il tempo che trovano – aizzano un po’ di nazionalismo in Russia, sono una puntura di spillo per il Cremlino.
E allora? La strada è il dialogo. Con Putin, che adesso ha più o meno ottenuto quello che voleva – situazione sotto controllo in Crimea, sentimenti filorussi manifesti nell’Est dell’Ucraina – e può anche stare a parlare (e infatti sospende le manovre militari ai confini ucraini); e con gli ucraini, perché superino la logica divisoria che ha caratterizzato la loro breve tumultuosa indipendenza, durante la quale il Paese è sempre stato alternativamente governato da una metà contro l’altra.
Ecco, adesso non pensate subito che io voglia vendere agli ucraini le larghe intese, anche se riconosco che se loro ce le comprassero e noi ce ne liberassimo tirerei un sospiro di sollievo, internazionale e nazionale.
L’idea sarebbe quella di un Paese che si confronti sui programmi e le politiche, non per aree geografiche e per affinità etnico-linguistiche. Ma i tempi, di qui a maggio, quando dovrebbero tenersi le presidenziali, sono molto stretti perché l’Ucraina si metta sulla via giusta della storia. Che, in genere, va avanti e non torna indietro.

Ucraina: in attesa del premio Nobel per la pace a Gene Sharp
Dunque, riassumendo: se una massa di scont

enti (giustificatamente) assalta i palazzi del potere di un qualsiasi paese, li brucia e li conquista, deve essere esaltata e lodata.
Questo è quanto è avvenuto nei giorni scorsi a Kiev, Ucraina. L’Occidente, unanime, ha esaltato un colpo di Stato violento e sanguinoso, cercando di dipingere un presidente regolarmente eletto come un “dittatore”, magari anche “sanguinario”.
Ma questo non cambia il quadro, sia di fronte alla storia, che alla cronaca.
Da questo momento in avanti dobbiamo tutti sapere che non c’è più alcuna difesa legale contro l’eversione organizzata dall’esterno contro un qualsiasi paese. Valga come lezione per tutti.
E’ molto peggio del lontano momento in cui un presidente regolarmente eletto venne rovesciato e ucciso con un colpo di Stato militare. Si chiamava Salvador Allende. Aveva stravinto un’elezione democratica. Fu rovesciato, come subito si capì (ma come venne dimostrato in seguito), dalla Cia americana. Ma allora l’esecrazione fu generale. Nessuno dei leader occidentali di allora ebbe il coraggio e la sfrontatezza di applaudire il generale Pinochet.
Oggi è il contrario: ne abbiamo fatta di strada!  Adesso si applicano le tecniche di “rovesciamento dei dittatori” elaborate dal gran maestro dell’eversione “democratica” Gene Sharp, altrimenti detto “il Clausewitz della guerra non violenta”.
Vi piace l’ossimoro? Non è un ossimoro. La tattica consiste nel “sollevare” gli scontenti. Prima tappa. Come? Insufflando a suon di milioni le idee dell’Occidente. Comprando le catene televisive e i giornali. Cioè stipendiando legalmente centinaia di giornalisti e propagandisti. Pagando stipendi e “grants” a centinaia di professori universitari. Erogando fondi a centri di ricerca e fondazioni che lavoreranno a tempo pieno per organizzare la rivolta. Pacifica s’intende, soprattutto giovanile, s’intende.
Poi, seconda tappa, si passa all’offensiva con una serie di manifestazioni esterne. Non importa se sono piccole. Ci pensano i media a ingigantirle. Ci sarà qualche scaramuccia nelle strade. Anche queste verranno ingigantite dalla televisioni locali e dai grandi network internazionali. Di regola i governi di coloro che verranno immediatamente bollati con la qualifica di dittatori sanguinari, sono impreparati a fare fronte. Non conoscono le strategie comunicative dell’Occidente. Se non reprimono dovranno cedere subito. Se reprimono faranno il gioco dei Gene Sharp di turno. La gente semplice vedrà il sangue e sarà così convinta che il dittatore è davvero sanguinario. E la protesta crescerà. Alimentata dal sostegno dei governi esterni, tutti democratici e prosperi. Fino a che la repressione comincerà davvero. Ma sarà tardi, perché tutto il mondo “civile” sarà ormai schierato a difesa della “democrazia”.
E, a quel punto, entreranno in funzione le squadre paramilitari (nel caso ucraino palesemente naziste) che, nel frattempo, alla chetichella, saranno stato addestrate, armate, istruite, foraggiate da decine di ricchissime fondazioni, americane ed europee. Non entriamo in dettagli. Prendiamo la sintesi che ci è stata offerta dalla signora  Victoria Jane Nuland, assistente segretario di stato per gli affari europei e euroasiatici del Dipartimento di Stato Usa (e moglie di Robert Kagan,  uno dei più visibili neocon di Washington) : “Abbiamo investito 5 miliardi di dollari per dare all’Ucraina il futuro che merita”. C’è tutto il necessario per capire.
Il resto è il disastro che adesso vediamo. Una crisi mondiale, da mettere i brividi. E la falsificazione completa degli eventi, organizzata dal mainstream occidentale. Si va in guerra, purtroppo, con alta probabilità. La grancassa degl’ignoranti e dei mestatori risuona assordante: la colpa è tutta dei russi, di chiunque possa essere messo alla gogna. La russofobia si sposa con l’anticomunismo, sebbene non c’entri niente il comunismo in questa storia, se non in termini di storia. La folla è abbastanza istupidita per andare alla guerra a testa bassa. Senza nemmeno avere capito di che si tratta e perché. Roba da manuale. Mi chiedo come mai nessuno ha ancora avuto l’idea di proporre Gene Sharp per il premio Nobel . Per la pace, s’intende.


Commento di Sergio Ghirardi:

Auto segnalo che in nome del pensiero dialettico ho inviato il commento che segue sia a Chiesa che a Gramaglia:
In Ucraina come dappertutto ci sono due piani della rivolta. Il vecchio presidente era un mafioso al servizio del dittatore Putin. Sollevarsi contro di loro non è altro che l'applicazione di quei diritti umani universali che recitano all'incirca così: un popolo sottomesso ha il diritto/dovere di rivoltarsi.
Dov'era la democrazia in Ucraina? Solo i servitori volontari e prezzolati osano chiamare democrazia un parlamentarismo corrotto in mano a banksters e multinazionali. Certo tra i rivoltosi ci sono anche reazionari al soldo del Leviatano occidentale, oscurantisti, bigotti e fascisti. Il Leviatano opera sempre dalle due parti della medaglia produttivistica. Dunque spettatori per sempre e consumatori frustrati che votano per l'eternità la loro schiavitù?
In passato qualcuno ha detto: quando vedo dei contadini assalire il castello di un signorotto, prima li sostengo poi chiedo loro perché lo fanno. Tempi duri per i servitori volontari e i credenti di una democrazia fittizia. Quella vera sta bussando alla porta. Chi le aprirà? Non certo la UE e gli USA e tantomeno Putin.