domenica 9 aprile 2017

Allarme per un futuro già presente: la legge in via di approvazione al Parlamento Europeo per riconoscere la personalità giuridica dei robot




 
  
Il futuro che verrà.
Hanno creato la personalità giuridica del robot e questa è la legge in via di approvazione al parlamento europeo.
Ce la farà l’umano a sopravvivere?



svegliamoci prima che sia troppo tardi!!!!!



PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO
recante raccomandazioni alla Commissione concernenti norme di diritto civile sulla robotica
(2015/2103(INL))
Il Parlamento europeo,
– visto l'articolo 225 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,
– visti gli articoli 46 e 52 del suo regolamento,
– visti la relazione della commissione giuridica e i pareri della commissione per l'occupazione e gli affari sociali, della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare, della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia e della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori (A8-0000/2016),
Introduzione
A. considerando che, dal mostro di Frankenstein ideato da Mary Shelley, al mito classico di Pigmalione, passando per la storia del Golem di Praga e il robot di Karel Čapek, che ha coniato la parola, gli esseri umani hanno fantasticato sulla possibilità di costruire macchine intelligenti, spesso androidi con caratteristiche umane;
B. considerando che l'umanità si trova ora sulla soglia di un'era nella quale robot, bot, androidi e altre manifestazioni dell'intelligenza artificiale (AI) sembrano sul punto di lanciare una nuova rivoluzione industriale, suscettibile di toccare tutti gli strati sociali, rendendo imprescindibile che la legislazione ne consideri tutte le implicazioni;
C. considerando che tra il 2010 e il 2014 la crescita media delle vendite di robot era stabile al 17% annuo e che nel 2014 è aumentata al 29%, il più considerevole aumento annuo mai registrato, e che i fornitori di parti motrici e l'industria elettrico-elettronica sono i principali propulsori della crescita; che le richieste di brevetto per le tecnologie robotiche sono triplicate nel corso dell'ultimo decennio;
D. considerando che, nel breve e medio termine, la robotica e l'intelligenza artificiale promettono di portare benefici in termini di efficienza e di risparmio economico non solo in ambito manifatturiero e commerciale, ma anche in settori quali i trasporti, l'assistenza medica, l'educazione e l'agricoltura, consentendo di evitare di esporre esseri umani a condizioni pericolose, come nel caso della pulizia di siti contaminati da sostanze tossiche; che, nel lungo termine, vi è un potenziale per una prosperità virtualmente illimitata;
E. considerando che nel contempo lo sviluppo della robotica e dell'intelligenza artificiale possono portare a far sì che gran parte del lavoro attualmente svolto dagli esseri umani sia svolto da robot, sollevando preoccupazioni quanto al futuro dell'occupazione e la sostenibilità dei sistemi di previdenza sociale se l'attuale base fiscale sarà mantenuta, e dando potenzialmente origine a una crescente disuguaglianza nella distribuzione della ricchezza e del potere;

F. considerando che vi sono cause di preoccupazione anche per quanto riguarda la sicurezza fisica, ad esempio quando la codificazione di un robot si rivela fallibile, e per le potenziali conseguenze di un difetto sistemico o del pirataggio di robot intercollegati o di sistemi robotici, in un momento in cui sono in uso o sul punto di entrare in uso applicazioni sempre più autonome, che si tratti di automobili, di droni o di robot impiegati per l'assistenza o per il mantenimento dell'ordine pubblico;
G. considerando che numerose questioni fondamentali in materia di protezione dei dati sono già state oggetto di considerazione nei contesti generali di Internet e del commercio elettronico, ma che altri aspetti riguardanti la proprietà dei dati e la protezione dei dati personali e della privacy potrebbero ancora dover essere affrontati, dal momento che le applicazioni e gli apparecchi comunicheranno tra di loro e con le banche dati senza che gli esseri umani intervengano o persino siano consapevoli di cosa sta accadendo;
H. considerando che l'impatto relativo per la dignità umana può essere difficile da stimare, ma dovrà essere considerato se e quando i robot sostituiranno le cure e la compagnia umane, e che considerazioni di dignità umana possono insorgere anche nel contesto della "riparazione" o del "miglioramento" degli esseri umani;
I. considerando che, in ultima analisi, è possibile che nel giro di pochi decenni l'intelligenza artificiale superi la capacità intellettuale umana al punto che, se non saremo preparati, potrebbe mettere a repentaglio la capacità degli umani di controllare ciò che hanno creato e, di conseguenza, anche la loro capacità di essere responsabili del proprio destino e garantire la sopravvivenza della specie;
J. considerando che alcuni Stati esteri quali Stati Uniti, Giappone, Cina e Corea del Sud stanno prendendo in considerazione, e in una certa misura hanno già adottato, atti normativi in materia di robotica e intelligenza artificiale, e che alcuni Stati membri hanno iniziato a riflettere su possibili cambiamenti legislativi per tenere conto delle applicazioni emergenti di tali tecnologie;
K. considerando che l'industria europea potrebbe trarre beneficio da un approccio coerente alla regolamentazione a livello europeo, che fornisca condizioni prevedibili e sufficientemente chiare in base alle quali le imprese possano sviluppare applicazioni e pianificare i propri modelli commerciali su scala europea, garantendo nel contempo che l'UE e i suoi Stati membri mantengano il controllo sulle norme regolamentari da impostare e non siano costretti ad adottare e subire norme stabilite da altri, vale a dire quegli Stati terzi che sono anche in prima linea nello sviluppo della robotica e dell'intelligenza artificiale; 

Principi generali
L. considerando che sino al momento in cui – se mai ciò si verificherà – i robot diverranno o saranno resi consapevoli di sé, le leggi di Asimov1 devono essere considerate come
1 (1) Un robot non può recar danno a un essere umano né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, un essere umano riceva danno. (2) Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non contravvengano alla Prima Legge. (3) Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché questa autodifesa non contrasti con la Prima o con la Seconda Legge. (cfr. Isaac Asimov, Circolo vizioso, 1942) e (0) Un robot non può recare danno all'umanità, né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, l'umanità riceva danno.
1 Cfr. Dichiarazione di Robert Schuman del 1950: "L'Europa non potrà farsi in una sola volta, né sarà costruita tutta insieme; essa sorgerà da realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidarietà di fatto."
rivolte ai progettisti, ai fabbricanti e agli utilizzatori di robot, dal momento che tali leggi non possono essere convertite in codice macchina;
M. considerando che, tuttavia, sono necessarie una serie di regole che disciplinano in particolare la responsabilità e l'etica e che riflettono i valori intrinsecamente europei e umanistici che caratterizzano il contributo dell'Europa alla società;
N. considerando che l'Unione europea potrebbe svolgere un ruolo essenziale nella definizione dei principi etici fondamentali da rispettare per lo sviluppo, la programmazione e l'utilizzo di robot e dell'intelligenza artificiale e per l'introduzione di tali principi nelle normative e nei codici di condotta europei, al fine di configurare la rivoluzione tecnologica in modo che essa serva l'umanità e affinché i benefici della robotica avanzata e dell'intelligenza artificiale siano ampiamente condivisi, evitando per quanto possibile potenziali insidie;
O. considerando che per l'Europa dovrebbe essere adottato un approccio graduale, pragmatico e cauto del tipo auspicato da Jean Monnet1;
P. considerando che è opportuno, in vista dello stadio raggiunto nello sviluppo della robotica e dell'intelligenza artificiale, iniziare con le questioni di responsabilità civile e valutare se il miglior punto di partenza non sia un approccio basato strettamente sulla responsabilità oggettiva di chi è nella posizione migliore per fornire garanzie;
Responsabilità
Q. considerando che, grazie agli strabilianti progressi tecnologici dell'ultimo decennio, non solo oggi i robot sono grado di svolgere attività che tradizionalmente erano tipicamente ed esclusivamente umane, ma lo sviluppo di caratteristiche autonome e cognitive – ad esempio la capacità di apprendere dall'esperienza e di prendere decisioni indipendenti – li ha resi sempre più simili ad agenti che interagiscono con l'ambiente circostante e sono in grado di alterarlo in modo significativo; che, in tale contesto, la questione della responsabilità giuridica derivante dall'azione nociva di un robot diventa essenziale;
R. considerando che l'autonomia di un robot può essere definita come la capacità di prendere decisioni e metterle in atto nel mondo esterno, indipendentemente da un controllo o un'influenza esterna; che tale autonomia è di natura puramente tecnologica e il suo livello dipende dal grado di complessità con cui è stata progettata l'interazione di un robot con l'ambiente;
S. considerando che più i robot sono autonomi, meno possono essere considerati come meri strumenti nelle mani di altri attori (quali il fabbricante, il proprietario, l'utilizzatore, ecc.); che ciò, a sua volta, rende insufficienti le regole ordinarie in materia di responsabilità e rende necessarie nuove regole incentrate sul come una macchina possa essere considerata – parzialmente o interamente – responsabile per le proprie azioni o omissioni; che, di conseguenza, diventa sempre più urgente affrontare la questione fondamentale di se i robot devono avere uno status giuridico;

T. considerando che, in ultima analisi, l'autonomia dei robot solleva la questione della loro natura alla luce delle categorie giuridiche esistenti – se devono essere considerati come persone fisiche, persone giuridiche, animali o oggetti – o se deve essere creata una nuova categoria con caratteristiche specifiche proprie e implicazioni per quanto riguarda l'attribuzione di diritti e doveri, compresa la responsabilità per i danni;
U. considerando che, nell'attuale quadro giuridico, i robot non possono essere considerati responsabili in proprio per atti o omissioni che causano danni a terzi; che le norme esistenti in materia di responsabilità coprono i casi in cui la causa di un'azione o di un'omissione del robot può essere fatta risalire ad uno specifico agente umano, ad esempio il fabbricante, il proprietario o l'utilizzatore, e tale agente avrebbe potuto prevedere ed evitare il comportamento nocivo del robot; che, inoltre, i fabbricanti, i proprietari o gli utilizzatori potrebbero essere considerati oggettivamente responsabili per gli atti o le omissioni di un robot se, ad esempio, il robot è stato classificato come un oggetto pericoloso o rientra nell'ambito di norme di responsabilità del prodotto;
V. considerando che, nell'ipotesi in cui un robot possa prendere decisioni autonome, le norme tradizionali non saranno sufficienti per attivare la responsabilità di un robot, in quanto non consentirebbero di determinare qual è il soggetto cui incombe la responsabilità del risarcimento né di esigere da tale soggetto la riparazione dei danni causati;
X. considerando che sono palesi le carenze dell'attuale quadro normativo in materia di responsabilità contrattuale, dal momento che le macchine progettate per scegliere le loro controparti, negoziare termini contrattuali, concludere contratti e decidere se e come attuarli rendono inapplicabili le norme tradizionali, il che pone in evidenza la necessità di norme nuove più al passo con i tempi;
Y. considerando che, per quanto riguarda la responsabilità extracontrattuale, la direttiva 85/374/CEE del Consiglio del 25 luglio 19851 copre solamente i danni causati dai difetti di fabbricazione di un robot e a condizione che la persona danneggiata sia in grado di dimostrare il danno effettivo, il difetto nel prodotto e la connessione causale tra difetto e danno (responsabilità oggettiva o responsabilità senza colpa);
Z. considerando che, nonostante il campo di applicazione della direttiva 85/374/CEE, l'attuale quadro giuridico non sarebbe sufficiente a coprire i danni causati dalla nuova generazione di robot, in quanto questi possono essere dotati di capacità di adattamento e di apprendimento che implica un certo grado di imprevedibilità nel loro comportamento, dato che imparerebbero in modo autonomo, in base alle esperienze diversificate di ciascuno, e interagirebbero con l'ambiente in modo unico e imprevedibile;






PROGETTO DI RELAZIONE recante raccomandazioni alla Commissione concernenti norme di diritto civile sulla robotica (2015/2103(INL))


European Civil Law Rules in Robotics 


 

domenica 22 gennaio 2017

la Rete e la Massa





“È buio perché ti stai sforzando troppo. […] Con leggerezza, bimba, con leggerezza. Impara a fare ogni cosa con leggerezza. […] Sì, usa la leggerezza nel sentire, anche quando il sentire è profondo. Con leggerezza lascia che le cose accadano, e con leggerezza affrontale. […] Dunque getta via il tuo bagaglio e procedi. Sei circondata ovunque da sabbie mobili, che ti risucchiano i piedi, che cercano di risucchiarti nella paura, nell’autocommiserazione e nella disperazione. Ecco perché devi camminare con tale leggerezza. Con leggerezza, tesoro mio.”
Aldous Huxley




come il sogno di ciascuno può venire distrutto dal successo di massa
Essere diventati MOLTI ha impedito di essere TUTTI

L'obbiettivo era distruggere il sistema dei partiti, ovvero della divisione della collettività in PARTI separate e come tali destinate ad impedire che la collettività stessa fosse composta da TUTTI, tutti chiamati a confrontarsi l'un l'altro e ad agire di conseguenza. 

Avendo ottenuto di diventare MOLTI, anzi moltissimi, allo stesso tempo ci si è ridotti a diventare una PARTE e così si è persa la possibilità di diventare TUTTI. 

Perché quando si vuole il potere di una maggioranza da imporre, non si potrà mai avere l'armonia del discorso pubblico e la costruzione di una democrazia reale in cui sia prevista la fattiva partecipazione non solo alle decisioni ma anche alla loro realizzazione e soprattutto alla discussione di ogni questione, ciò che rende possibile una vera compresenza pubblica degli individui nel riconoscimento reciproco.

La massa infatti non è la rete, è la sua negazione piuttosto. 
La rete è un collegamento di singoli individui che si rafforzano a vicenda costruendo e salvaguardando lo spazio libero tra loro, curando ciascuno i propri interessi e mettendo a disposizione ciò che via via si rendesse necessario senza pesarsi addosso l’uno all’altro. Più è forte il singolo segmento più la rete è robusta; più spazio c'è tra gli snodi della rete più possibilità ci sono per tutti di riempirli e farli vivere e moltiplicare.

La comunicazione tra i singoli segmenti risulta possibile ma non obbligata:  ci si può connettere e ci si può disconnettere dalla rete.

Al contrario la massa tende a radunare, attrarre, aggrumare, a schiacciare l’uno contro l’altro, eliminando lo spazio intermedio. 

Lo spazio vuoto e libero ne risulta invaso, conteso dai numerosi corpi che vi si accalcano. 

I messaggi arrivano in un unico punto, occupando anche l’attenzione di tutti nello stesso momento, inevitabilmente.

La grande massa si autoalimenta e si compiace di aumentare di peso, di quantità, senza la necessità di dimostrare alcun valore a livello dei singoli individui che la componegono.

Si produce un “noi” alquanto improbabile nella sostanza, ma misurabile in quanto conforme alle previsioni normative che prevedono il conteggio quantitativo dei voti e non certo la qualità di azione che essi comporterebbero in un diverso scenario istituzionale.

Ovviamente per coerenza e per inerzia questo comporta di percorrere tutta la consueta deriva che porta dalle urne alle poltrone e conduce  poi spesso a dover lamentare l’incapacità o addirittura l’impossibilità di scegliere tra questi componenti del corpaccione ammassato, chi dovrebbe rappresentarlo con professionalità (!) nelle stanze dei bottoni. 

Perciò occorre prendere atto di questa sconfitta che nasce da un "successo", da una valanga di voti. 
Perché si è vinto sul tavolo e con le regole del nemico decretando l'archiviazione del progetto destituente che voleva inaugurare un nuovo paradigma di autogoverno della Rete, e di comunicazione orizzontale per la costruzione di una nuova libertà che avrebbe riportato nelle mani di ciascuno il potere sulla propria vita.

Una sconfitta dovuta al fatto di non aver fermato questa ricerca del successo di massa, a discapito della crescita personale dei singoli e della loro partecipazione immediata e diretta, ricevendo in cambio il premio che le urne attribuiscono in via quantitativa consegnando a pochi “eletti” l’onere di spingere la massa nella direzione che risulti  "la migliore" dal punto di vista del governo e non certo dei governati inneggianti o incazzati e delusi che siano.
Una massa  che pur nella propria triste passività e mancanza di creatività, non è affatto priva di un potere maligno e devastante, esattamente come una valanga che può distruggere ogni cosa precipitando con tutto il suo peso.

giovedì 12 gennaio 2017

Messico, 1995 le comunità indigene decidono di costituire la Polizia Comunitaria (visto che lo Stato diventa lui stesso criminale può essere necessario)




Per questo il popolo si è organizzato, ha nominato questa polizia che lavora per il popolo, senza ricevere uno stipendio. 
La delinquenza è finita. 
Viviamo e viaggiamo più tranquilli. 
Adesso nessuno ci aggredisce.
Gelasio Barrera fondatore della Polizia Comunitaria della Montagna e Costa Chica di Guerrero



stralcio da un
......Nel 1995, nella regione più povera del Messico, le comunità indigene decidono di costituire la Polizia Comunitaria.
“Nella prima metà degli anni novanta, la regione della Costa Chica e Montagna ha assistito ad un aumento vertiginoso di fatti delittuosii: assalti lungo le grandi vie di comunicazione, omicidi, violenza carnale. E nessuno faceva assolutamente niente. I signorotti locali e la polizia, al contrario, ridevano di noi e ci accusavano. Stanchi di questa situazione, un giorno abbiamo deciso di riunirci per trovare una soluzione. La soluzione che abbiamo trovato è stata la creazione della nostra polizia, la Polizia Comunitaria”.
Chi parla lo sa bene. Gelasio Barrera Quintero, primo comandante della sua comunita, è stato, assieme a Francisco Oropeza e Bruno Placido Valerio, il fondatore di questo progetto. La quasi totalità delle strade della regione erano di terra e poco frequentate, le autorità locali corrotte e razziste. Erano le condizioni ideali perché si realizzassero abusi e violenze.
“In passato, prima di tutto questo, le comunita avevano fermato qualche malvivente. Ma non serviva a niente. Ci mettevamo più tempo noi a consegnarlo alle autorità competenti che loro a rilasciarlo. Pagando cauzione e corrompendo l’ufficiale in turno, i delinquenti che consegnavamo uscivano e ritornavano alle comunita con sete di vendetta. Era peggio”. Il 15 ottobre del 1995, nel municipio di San Luis Acatlan, 38 comunità indigene si riuniscono e decidono la costituzione della Polizia Comunitaria. Questa doveva proteggere le vie di comunicazione, le risorse naturali e, naturalmente, garantire la sicurezza all’interno delle comunità. Ma durò poco.
Come Polizia Comunitaria, le comunità decisero di attuare come coadiuvante delle autorità stabilite. Il problema ritornò a presentarsi. Le autorità corrotte rilasciavano i fermati e non applicavano le leggi. Quando questa situazione diventò intollerabile, le comunità decisero, nel 1998, la costituzione del Coordinamento Ragionale di Autorità Comunitarie, il CRAC. Attraverso questo, le comunità indigene, si erano fornite del proprio strumento di giustizia. “Abbiamo un regolamento interno, ma chi comanda sono le assemblee di ogni comunità. Quando fermiamo qualcuno, lo consegnamo al CRAC e questo, assieme all’assemblea della comunità d’origine del fermato, decide la rieducazione”.
Bruno Placido Valerio, fondatore del progetto e attuale segretario di Pubblica Sicurezza di San Luis Acatlan, non parla di delinquenti, ma di “mancanti”. Non parla di castigo o pena, ma di “rieducazione”. Al meticcio della grande città costa un po’ di sforzo capire questo punto di vista. “Tutti possiamo sbagliarci. Incluso nel modo più crudele. Le ragioni perché una persona si metta a rubare sono da ricercare nelle condizioni economiche. Allo stesso modo, se fermiamo uno stupratore, la prima cosa che facciamo è indagare la famiglia. […].
La rieducazione prevede un periodo di lavori comunitari. Il detenuto è protetto dalla comunità, che gli offre un luogo dove dormire, gli dà da mangiare e gli dà il tempo perchè possa aver cura di sè. Inoltre, ogni comunità si occupa di realizzare riunioni con il detenuto per aiutarlo a ritrovare la strada per integrarsi alla comunità. In tutto questo non compaiono mai i soldi: non vi sono cauzioni e corruzioni. Gli stessi funzionari della Polizia Comunitaria, non percepiscono un soldo. Tutto gira attorno alla fajina, il servizio che ciascun membro della comunità deve dare alla stessa”.
Il grado di coscienza che dimostrano questi indigeni è sorprendente. E’ il frutto di un lungo cammino fatto di riunioni e sperimenti. Ne parla Mario Ocampo, sacerdote della zona. “Abbiamo capito che ci spetta la decisione rispetto il nostro fututo. Abbiamo capito che quando la gente si fa protagonista diventa soggetto e responsabile del prorpio futuro e della propria storia. Quando comprendiamo che le cause dei nostri problemi non sono fuori da noi, non è colpa di Dio, ma sono da cercare tra di noi, all’interno delle nostre comunità, non vi è problema che non si possa risolvere”.
Ma se il progetto è così sviluppato ed efficiente, il governo costituzionale non dice niente? Possibile che il governo lasci fare?
Abbiamo sofferto repressione, conferma Bruno Palacios, soprattutto dal governo dello Stato. Ci mandano provocatori, ci hanno arrestato accusandoci di privazione illegale della libertà. Poi hanno cercato di corromperci o ci hanno offerto posti nel governo statale.
Che relazione avete quindi stabilito con le autorità costituzionali?
Noi parliamo con tutti. Il processo non vuole conflittuare con le autorità. Di ogni cosa che facciamo redattiamo un verbale e lo facciamo avere al governo statale e federale. E anche all’esercito federale. Ma non pensar male. Noi lo facciamo perché non ci vogliamo nascondere, ma i rapporti sono spigolosi.
Non temete che mostrandovi, dando i vostri nomi, vi possano più facilmente attaccare?
E’ già successo, come ti ho detto. Ma non abbiamo alcun timore, perchè sappiamo di star facendo la cosa giusta.
Chiedete il riconoscimento da parte delle autorità?
Per tanti anni questo era il nostro obbiettivo. Che ci riconoscessero come tali. Ma non ci daranno mai il loro riconoscimento. Quindi preferiamo dedicarci a esercitare la nostra autonomia. Ora chiediamo rispetto, perchè la nostra autorità forse non è legale, per loro, ma è leggitimata da più di cento comunità di ben sei municipi della regione.
Nonostante l’articolo 39 della Costituzione Politica messicana, nonostante il Convegno 169 della Organizzazione Internazionale del Lavoro, che riconoscono l’autodeterminazione della popolazione indigena, i membri del CRAC sanno benissimo che il governo non accetterà mai il loro lavoro.
La Commissaria federale per le Popolazioni Indigene, Xochitl Galvez, ha più volte dichiarato l’illegalità della Polizia Comunitaria. Ma mentre questo accade, nella regione più povera del Messico, gli indici delittuosi sono fra i più bassi di tutto il paese. E i pochi delinquenti che vi si trovano non sono dimenticati in qualche cella, ma reintegrati alla comunità. Nella capitale, invece corruzione e violenza sono all’ordine del giorno.
Il presidente Fox elogia il proprio lavoro, mentre sotto i suoi palazzi gli striscioni e i cartelli invocano la pena di morte per i delinquenti.